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Dīkṣā
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mwcqDīkṣā (mwcgdevanagari दीक्षा), sostantivo femminile mwcwsanscrito traducibile come "mwdaconsacrazione", "mwdqiniziazione religiosa"cite-ref-1[1], indica nelle tradizioni religiose dell'mwegIndia un generico rituale iniziaticocite-ref-2[2], o anche una consacrazione a un evento religioso o di grande importanza.cite-ref-3[3]
Contents
• Note
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Generalità
Etimologicamente mwhgdīkṣā si fa derivare dal verbo mwhwdīkś ("consacrare"), oppure dalla radice mwiadā ("dare") più mwiqkṣi ("distruggere").cite-ref-grimes-4-0[4]
La mwjwdīkṣā ("iniziazione") è impartita da un mwkaguru, seguendo un preciso mwkqrituale che varia a seconda della tradizione e dell'iniziazione stessa. Spesso questo rituale prevede l'uso di mwkgmantra dedicati, e può avvenire in vari modi: facendo uso del tatto (mwkwsparśa dīkṣā); del pensiero (mwlasmaraṇa dīkṣā); dello sguardo (mwlqcakṣu dīkṣā).cite-ref-grimes-4-1[4]
Ogni iniziazione segna il passaggio da uno stadio a un altro ritenuto spiritualmente superiore. Fondamentale è il ruolo del guru, del maestro spirituale cioè, come del resto fondamentale e mwmwspiritualmente molto intimo è il rapporto stesso fra il maestro e il discepolo: è il guru che decide quando il discepolo è pronto per un ulteriore passo, è il guru che conoscendo il discepolo sa come praticare la mwnadīkṣā.
Le iniziazioni nel vedismo e brahmanesimo
Nel brahmanesimo e nel vedismo, come in tutte le successive tradizioni religiose dell'induismo, fondamentale è la cerimonia di iniziazione alla vita spirituale, l'upanayana, in cui l'adoscelente è introdotto allo studio dei Veda, essendo tenuto alla castità e all'obbedienza al suo guru.cite-ref-6[6]
Le iniziazioni nelle tradizioni dell'induismo
Nella tradizione dello mwraŚaivasiddhānta abbiamo tre successive iniziazioni: alla vita spirituale (mwrqsādhāra); ai rituali (mwrgnirādhāra); alla liberazione. Nelle tradizioni dello mwrwShivaismo kashmiro che si servono della manipolazione della mwsakundalini, esiste un rituale purificatorio iniziale, la mwsqsamāyi dīkṣā; e la mwsgputraka dīkṣā, che il guru impartisce all'adepto che ritiene pronto all'illuminazione.cite-ref-grimes-4-2[4]
Le tradizioni tantriche
Come si è accennato, nelle tradizioni mwuqtantriche il ruolo del mwugguru è determinante: qui il guru è molto più che un padre spirituale, egli è colui che può porre in contatto il discepolo (mwuwśiṣya) con l'mwvaAssoluto, renderlo sensibile alla Realtà Ultima. Le varie iniziazioni sono viste come passi verso la liberazione, fasi di una mwvqcatarsi progressiva.cite-ref-7[7]
«L'idea di fondo e la struttura della
dīkṣā
sono sempre le stesse: si tratta, ancora una volta, di uccidere il vecchio uomo, per far posto, attraverso una serie di riti, a un uomo nuovo.»
(Padoux 2011, p. 158)
I membri delle tradizioni tantriche sono organizzati in comunità ristrette e riservate, e l'ingresso in una mwxasetta è possibile soltanto attraverso uno specifico rito iniziatico. Nelle tradizioni del mwxqKula queste sette sono detti "circoli" (mwxgmwxwchakra); più circoli formano una "famiglia" (mwyakula), contraddistinta dall'uso comune di specifici testi, divinità e cerimoniali. Facendo riferimento al mwyqMahānirvāṇa Tantra ("mwywTantra della grande liberazione"), lo storico delle religioni francese mwzaJean Varenne così riassume le fasi della cerimonia iniziatica.
Il supplice viene preparato con un bagno purificatore, mentre il suo guru offre un sacrificio a mwzgGanapati, il dio che allontana gli ostacoli favorendo il percorso. Il supplice si presta quindi all'adorazione del guru, come se questi fosse una divinità. Successivamente il maestro lo conduce nel circolo presentandolo agli altri membri, fra cui il Signore del circolo (mwzwchakreśvara) (che può essere il guru stesso). Il circolo si presta a una mwaamwaqpūjā, una cerimonia complessa di adorazione della mwagDea. La cerimonia prevede l'uso di mwawmantra, mwbayantra tracciati sul suolo, e offerte che consistono anche di sostanze ritenute non ortodosse nel mwbqbrahmanesimo: bevande alcoliche e carne. Ha quindi luogo l'iniziazione propriamente detta. Il supplice riceve un'aspersione rituale (mwbgabhisheka), il maestro gli comunica quindi il suo nuovo nome in quanto membro della setta, e gli "impone"cite-ref-8[8] un mantra personalizzato. Seguono la distribuzione di doni da parte del nuovo membro ai partecipanti, che insieme bevono la bevanda precedentemente consacrata. Concludono la cerimonia altre mwcwpūjā, e se la setta lo brevede, anche unioni sessuali (mwdamaithuna).cite-ref-9[9]
«E nel momento in cui egli
[Il Signore del circolo]
dà il suo assenso, il Maestro prende quella fra le nove coppe che è ricavata dalla calotta di un cranio umano, vi versa un poco di vino e la porge al suo discepolo. Allorché questi ha bevuto il vino, il Maestro imprime sulla sua fronte il segno rosso, segno della femminilità della Dea alla quale è ormai consacrato in virtù del sangue che ha appena assorbito.»
(Mahānirvāṇa Tantra; citato in Jean Varenne, L'insegnamento segreto della divina Shakti, traduzione di Pasquale Faccia, Edizioni Mediterranee, 2010, p. 159)
Va menzionata, fra le altre iniziazioni, la mwewvedhamayī dīkṣā, l'iniziazione mediante "perforazione", tipica delle tradizioni del Kula e dei Nātha. Il maestro e il discepolo si pongono seduti l'uno di fronte all'altro, faccia a faccia condividendo i respiri, interpretati come "soffi vitali" (mwfqmwfgprāṇa). Il maestro, in tal modo, lascia fluire la propria energia divina nel mwfwcorpo sottile del discepolo, col fine di "perforare" i suoi mwgachakra, attivarli cioè affinché mwgqKuṇḍalinī possa risalire dal primo all'ultimo chakra.cite-ref-10[10] La descrizione di molte delle cerimonie di iniziazione in uso presso le tradizioni tantriche sono riportate nel mwhgmwhwTantrāloka, opera del filosofo indiano mwiaAbhinavagupta (X – XI sec.).
«Il discepolo deve stare accanto al Maestro. Questi deve applicare, per la trafissione, bocca a bocca, forma a forma, sino a non fondersi perfettamente cogli oggetti (di tali sue operazioni). Fusosi perfettamente il mentale, discepolo e maestro vengono a trovarsi nel cosiddetto stato transmentale, grazie a cui il discepolo è immediatamente iniziato. Unitosi sole e luna, il vivente si identifica (con lo stato unitivo venuto a verificarsi).»
(Abhinavagupta, Tantrāloka, XXIX. 273-275; in Abhinavagupta, Luce delle scritture (Tantraloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013)
Un'iniziazione molto importante è lmwiw'mwjaācārya dīkṣā, quella che consacra il discepolo come guru egli stesso, successore cioè in grado di trasmettere ad altri discepoli la tradizione e impartire le necessarie mwjqdīkṣā ad altri discepoli.cite-ref-11[11] È così, da maestro a discepolo-maestro (mwkgparamparā, lett.: "uno dopo l'altro"), che la tradizione si tramanda, secondo quella catena nota col nome di mwkwmwlasampradāya.cite-ref-12[12]
Note
cite-note-11. ↑ Vedi mwnwmwoaMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary mwoqArchiviatomwog il 28 giugno 2020 in mwowInternet Archivemwpa.: "mwpgpreparation or consecration for a religious ceremony", "mwpwinitiation".
cite-note-22. ↑ Anna L. Dallapiccola, mwraInduismo. Dizionario di storia, cultura, religione, Bruno Mondadori, Milano, 2005, p. 67.
cite-note-33. ↑ Vedi mwsamwsqdIkSA mwsgArchiviatomwsw il 29 ottobre 2013 in mwtaInternet Archivemwtq., mwtwsanskrita.org.
cite-note-grimes-44. ↑ Grimes 1996, p. 117.
cite-note-55. ↑ Feuerstein 1988, p. xv.
cite-note-66. ↑ Vedi mwxqmwxgBrahmacarin mwxwArchiviatomwya il 3 novembre 2013 in mwyqInternet Archivemwyg., mwzatreccani.it.
cite-note-77. ↑ Feuerstein 1988, p. 89 e p. 93.
cite-note-88. ↑ L'imposizione (mw0wnyāsa) è una pratica complessa mediante la quale il maestro consente al mantra, espressione fonica del divino, di "collocarsi" nel corpo dell'adepto.
cite-note-99. ↑ mw1wJean Varenne, mw2aIl tantrismo. Miti, riti, metafisica, traduzione di Milvia Faccia, Edizioni Mediterranee, 2008, pp. 110-111.
cite-note-1010. ↑ Padoux 2011, pp. 161-162.
cite-note-1111. ↑ Non ci si può improvvisare guru, come invece ultimamente sta avvenendo, specie in Occidente, con la diffusione di pseudo-tradizioni che si definiscono tantriche.
cite-note-1212. ↑ Feuerstein 1988, pp. 97-98.
Bibliografia
• mw5qGeorg Feuerstein, mw5gTantra: Path of Ecstasy, Shambhala, 1998.
• John Grimes, mw6aA Concise Dictionary of Indian Philosophy: Sanskrit Terms Defined in English, State University of New York Press, 1996.
• mw6gAndré Padoux, mw6wTantra, a cura di Raffaele Torella, traduzione di Carmela Mastrangelo, Einaudi, 2011.
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